Google sta trasformando sempre di più la ricerca online in uno spazio nel quale non si trovano soltanto pagine web, ma anche persone, creator, publisher e brand. L’ultima novità in questa direzione si chiama Google Search Profiles, una funzionalità pensata per raccogliere in un unico spazio i contenuti pubblicati da un creator o da un editore sulle diverse piattaforme digitali.

L’obiettivo è semplice: permettere a chi cerca una persona, un professionista o un’organizzazione di trovare più facilmente informazioni e contenuti provenienti dai suoi diversi canali online.

Google ha presentato i Search Profiles nel giugno 2026, descrivendoli come uno spazio dedicato e condivisibile nel quale creator e publisher possono valorizzare articoli, video, post social e collegamenti ai propri canali.

Che cosa sono i Google Search Profiles

Un Search Profile può essere considerato come una sorta di pagina personale all’interno dell’ecosistema Google, pensata per riunire la presenza digitale di un creator o di un publisher. Invece di costringere gli utenti a cercare separatamente un profilo Instagram, un canale YouTube, un account TikTok, un sito web o gli articoli pubblicati online, il nuovo strumento permette di collegare questi contenuti all’interno di un’unica identità.

Il profilo può quindi diventare un punto di riferimento per chi vuole conoscere meglio una persona o un’organizzazione e scoprire ciò che pubblica sulle diverse piattaforme.

Google può mostrare all’interno del Search Profile informazioni come una breve biografia, collegamenti ai profili social e contenuti recenti. È inoltre possibile mettere in evidenza alcuni contenuti e condividere il profilo con altre persone. La logica è molto vicina a quella di una pagina “link in bio”, ma con una differenza sostanziale: il profilo vive direttamente all’interno della Ricerca Google e può essere collegato alla presenza che Google ha già costruito attorno a una persona o a un brand.

Perché Google sta puntando sui profili dei creator

Quando una persona scopre un creator, un esperto o un’azienda, spesso non si limita a visitare un singolo sito: può voler vedere i video pubblicati su YouTube, gli ultimi post su Instagram, gli aggiornamenti su TikTok o gli articoli pubblicati sul web. Per questo motivo, avere una presenza digitale coerente su più piattaforme è diventato sempre più importante.

Con i Search Profiles, Google cerca di rendere questa esperienza più semplice. Il profilo può infatti funzionare come una sorta di hub centrale dei contenuti, consentendo agli utenti di avere una visione più completa dell’attività online di una determinata persona o realtà.

Chi può creare un Search Profile?

I Search Profiles non sono, almeno per il momento, uno strumento disponibile indistintamente a tutti gli utenti. Secondo la documentazione ufficiale di Google, la funzionalità è attualmente disponibile solo negli Stati Uniti. Inoltre, per creare un nuovo profilo è necessario avere almeno 18 anni e raggiungere una determinata soglia di follower o iscritti su almeno una delle piattaforme supportate.

I requisiti indicati da Google sono:

  • almeno 100.000 iscritti su YouTube;
  • almeno 100.000 follower su Instagram;
  • almeno 100.000 follower su X;
  • almeno 300.000 follower su TikTok.

I contenuti devono inoltre rispettare le norme di Google relative ai contenuti generati dagli utenti. Questo significa che, almeno nella fase attuale, non stiamo parlando di una funzionalità pensata per il normale utente che vuole semplicemente creare una scheda personale su Google. Il pubblico principale è costituito da creator, publisher e realtà con una presenza digitale già molto forte.

Un profilo può essere creato automaticamente?

Non necessariamente è sempre l’utente a dover partire da zero. Google spiega che, se un creator, un publisher o un brand possiede già un Knowledge Panel e soddisfa i requisiti previsti, potrebbe essere stato generato automaticamente un Search Profile. In questi casi è possibile verificare se esiste già un profilo cercando il proprio nome o quello del brand su Google e controllando la presenza dell’opzione per visualizzare il Search Profile.

Questa possibilità è particolarmente interessante perché dimostra come Google stia cercando di costruire una rappresentazione sempre più articolata delle identità presenti sul web.

Non si tratta quindi soltanto di “creare una pagina”, ma di collegare informazioni e contenuti che Google riconosce come appartenenti alla stessa persona o realtà.

Cosa si può inserire nel Search Profile

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la possibilità di organizzare e valorizzare i contenuti. Una volta rivendicato un profilo, Google permette, tra le altre cose, di aggiungere collegamenti e di mettere in evidenza alcuni contenuti. La documentazione ufficiale indica la possibilità di fissare fino a otto post in evidenza e aggiungere fino a otto link. È inoltre possibile suggerire modifiche relative al nome e alla biografia.

I contenuti delle piattaforme collegate possono inoltre essere aggregati nel profilo. Google segnala che, quando viene collegato un nuovo account social, i contenuti di quella piattaforma possono essere aggiunti automaticamente al Search Profile, generalmente entro 24 ore. Questo rende il profilo particolarmente interessante per chi produce contenuti con una certa frequenza e utilizza contemporaneamente diversi canali.

Search Profile significa più visibilità su Google?

Non necessariamente. È importante non confondere la presenza di un Search Profile con un fattore di ranking SEO.

Google chiarisce esplicitamente che la creazione di un Search Profile non influisce direttamente sul posizionamento dei contenuti nella Ricerca Google. In altre parole, avere un profilo non significa automaticamente comparire più in alto nei risultati organici. Il vantaggio è piuttosto legato alla possibilità di presentare in maniera più ordinata la propria identità digitale e, attraverso il sistema di follow, aumentare le opportunità di raggiungere il proprio pubblico tramite Google Discover.

È una differenza importante soprattutto per chi lavora nel digital marketing: il Search Profile non dovrebbe essere interpretato come una nuova tecnica SEO capace di migliorare direttamente il ranking di un sito.

Cosa cambia per aziende e professionisti

Anche se oggi i requisiti rendono i Search Profiles uno strumento riservato soprattutto ai grandi creator e publisher, il concetto alla base della funzionalità è interessante anche per aziende, professionisti e piccoli brand. La direzione intrapresa da Google mostra infatti quanto sia importante costruire una presenza digitale riconoscibile e coerente.

Nome, biografia, sito web, profili social e contenuti dovrebbero raccontare la stessa identità. Avere informazioni aggiornate e coerenti sulle diverse piattaforme aiuta gli utenti a capire chi si trova dall’altra parte dello schermo e, più in generale, contribuisce a costruire una presenza online più solida.

Per questo motivo, anche chi oggi non può accedere ai Search Profiles può prendere questa novità come uno spunto strategico: non pensare più ai singoli social come canali isolati, ma costruire un ecosistema digitale nel quale ogni piattaforma contribuisce alla stessa identità.

Google Search sempre più vicino ai social

Con i Search Profiles, Google compie un ulteriore passo verso una ricerca nella quale non vengono mostrati soltanto risultati statici, ma anche identità, contenuti aggiornati e percorsi per continuare a seguire una determinata fonte. È ancora presto per stabilire quanto questa funzionalità cambierà concretamente il modo di utilizzare Google, anche perché al momento il servizio è limitato agli Stati Uniti e a creator e publisher che rispettano requisiti molto elevati.

Una cosa, però, è già evidente: la presenza online non è più distribuita soltanto tra sito web e social network, ma viene sempre più ricomposta dai motori di ricerca.

Per chi lavora nel marketing digitale, questo significa continuare a guardare alla propria presenza online in modo integrato. Non basta essere presenti su Instagram, avere un sito o pubblicare video su YouTube: diventa sempre più importante costruire un’identità digitale coerente, riconoscibile e facilmente collegabile tra le diverse piattaforme.

I Google Search Profiles rappresentano, per ora, un’opportunità destinata soprattutto ai grandi creator. Ma potrebbero essere anche un’anticipazione di come Google intende evolvere il rapporto tra ricerca, contenuti e personal brand nei prossimi anni.