Essere presenti online non significa necessariamente essere raccontati correttamente dall’intelligenza artificiale. Quando si chiede a un assistente AI di descrivere un’azienda, infatti, la risposta non dipende soltanto dal sito ufficiale, ma anche dalle informazioni reperite in altre fonti. Il risultato può essere un ritratto incompleto, impreciso o distante dal posizionamento che il brand intende comunicare.

A evidenziarlo è uno studio di SEOZoom, che ha analizzato come ChatGPT, Gemini e Google AI Mode raccontano nove aziende italiane, mettendo in luce le differenze tra le informazioni disponibili e quelle effettivamente restituite dai sistemi.

Quando l’AI racconta un brand, da quali fonti parte?

Il sito aziendale non è sempre il principale punto di riferimento. In 11 risposte su 27 analizzate, il sito ufficiale non è stato utilizzato come fonte. Le informazioni possono quindi arrivare da database esterni e altre risorse, con il rischio di riprendere dati non aggiornati o poco precisi.

Un esempio riguarda Amplifon: Gemini ha indicato il 1949 come anno di fondazione, anziché il 1950. La discrepanza sarebbe riconducibile a informazioni esterne associate a GAES. Un caso che mostra come anche un dato apparentemente semplice possa essere riportato in modo errato.

Le informazioni ci sono, ma non sempre arrivano a destinazione

Lo studio ha preso in esame 107 affermazioni verificabili relative ai brand. Di queste, 51 non sono state riportate da nessuno dei tre sistemi, mentre soltanto 26 sono comparse in tutte le risposte analizzate.

Non basta, quindi, che un’informazione sia pubblicata online perché venga ripresa dall’intelligenza artificiale. Risultati, numeri, caratteristiche distintive e dichiarazioni di leadership possono restare esclusi dalla descrizione, anche quando sono presenti nelle fonti disponibili. La visibilità del brand passa così anche dalla capacità dei contenuti di rendere i suoi elementi distintivi chiari, accessibili e verificabili.

Quando sono gli altri a definire il posizionamento

Le risposte generate dall’AI contribuiscono a costruire la percezione di un’azienda, selezionando alcuni aspetti e lasciandone in ombra altri. Se le fonti esterne sono incomplete o non aggiornate, il brand può essere descritto in modo impreciso oppure associato a informazioni che non ne restituiscono correttamente identità e posizionamento.

Per questo è importante controllare non soltanto che cosa viene detto, ma anche da quali fonti provengono le informazioni e come l’azienda viene presentata rispetto ai concorrenti.

Come leggere il ritratto del proprio brand

Per capire come l’intelligenza artificiale racconta un’azienda, è utile procedere per passaggi:

  • definire i messaggi chiave: individuare le informazioni che dovrebbero emergere, come attività, valori, risultati e punti di forza;
  • interrogare più assistenti: porre domande simili a ChatGPT, Gemini e Google AI Mode, per confrontare le descrizioni generate;
  • confrontare le risposte: verificare quali informazioni ricorrono, quali mancano e quali risultano inesatte;
  • controllare le fonti: capire da dove provengono i dati e se sono aggiornati;
  • osservare il contesto competitivo: valutare come il brand viene posizionato rispetto ai concorrenti;
  • ripetere l’analisi: monitorare nel tempo eventuali cambiamenti nelle descrizioni.

Come intervenire

Il primo passo è rendere il sito aziendale chiaro, aggiornato e coerente, presentando in modo esplicito le informazioni fondamentali e i dati che distinguono il brand. È utile anche verificare la correttezza delle informazioni presenti in database e fonti esterne, intervenendo dove possibile per correggere eventuali errori.

Una presenza digitale solida, sostenuta da contenuti affidabili e coerenti, non garantisce il controllo sulle risposte dell’AI, ma contribuisce a offrire informazioni più accurate da cui i sistemi possono attingere.

La sfida, quindi, non è soltanto farsi trovare online, ma fare in modo che il brand venga compreso e raccontato nel modo più accurato possibile.