Ogni giorno milioni di persone utilizzano Google per cercare informazioni, prodotti e servizi: si digita una ricerca, si sceglie uno dei risultati proposti e si clicca sul link per visitare il sito desiderato. Ma cosa succede tra il clic e l’apertura della pagina? Ad agosto 2026 Google ha confermato una modifica che riguarda proprio questo passaggio. Alcuni link presenti nei risultati di ricerca, infatti, non portano più direttamente al sito web, ma passano prima attraverso un indirizzo gestito da Google.
Un cambiamento che gli utenti potrebbero non notare, ma che può avere conseguenze per chi si occupa di SEO, ovvero l’ottimizzazione dei siti web per migliorarne la visibilità sui motori di ricerca.
Cosa è cambiato nei link di Google?
Fino a poco tempo fa, molti collegamenti presenti nei risultati di Google mostravano direttamente l’indirizzo del sito web a cui rimandavano. Con la nuova modifica, invece, alcuni link utilizzano un sistema chiamato redirect goto, riconoscibile dall’indirizzo google.com/goto.
Ma cosa significa esattamente?
Si pensi, per esempio, a una persona che cerca su Google un corso di formazione. Tra i risultati compare il sito di una scuola e l’utente decide di visitarlo. In alcuni casi, anziché collegarsi direttamente al sito della scuola, il clic passa prima attraverso un indirizzo di Google, che porta poi alla pagina desiderata. Questo passaggio si chiama reindirizzamento, o redirect, e avviene generalmente in modo così rapido da non essere percepito dall’utente.
La novità , quindi, non riguarda i contenuti dei siti web o i loro indirizzi, ma il modo in cui Google gestisce alcuni collegamenti presenti nei risultati di ricerca.
Perché Google ha introdotto questa modifica?
Google ha confermato il cambiamento il 26 agosto 2026, spiegando che si tratta di una misura pensata per proteggere i propri servizi e gli utenti da possibili utilizzi impropri. Non sono però stati forniti tutti i dettagli sulle ragioni di questa scelta.
Secondo diversi esperti del settore, una delle possibili motivazioni potrebbe essere quella di rendere più difficile la raccolta automatica di informazioni dai risultati di ricerca. Per comprendere meglio questo aspetto, è utile conoscere il significato di scraping. Si tratta di una tecnica utilizzata da alcuni programmi per raccogliere automaticamente informazioni presenti sulle pagine web.
Nel mondo della SEO, per esempio, esistono strumenti che analizzano i risultati di Google per capire quali siti compaiono nelle prime posizioni, quali parole chiave utilizzano e come cambia la loro visibilità nel tempo. Con il nuovo sistema, recuperare queste informazioni potrebbe diventare più complicato, perché il collegamento non mostra sempre direttamente l’indirizzo del sito di destinazione.
Questo non significa che Google voglia bloccare gli strumenti SEO, ma che alcuni di questi potrebbero dover aggiornare il proprio funzionamento per continuare a raccogliere i dati correttamente.
Quali conseguenze per gli strumenti SEO?
Chi gestisce un sito web o si occupa di marketing digitale utilizza spesso strumenti specifici per capire quanto un sito sia visibile su Google. Questi programmi permettono, per esempio, di controllare in quale posizione compare un sito quando un utente cerca una determinata parola, osservare i risultati dei concorrenti e individuare nuove opportunità per migliorare la propria presenza online.
Per ottenere queste informazioni, alcuni strumenti analizzano automaticamente grandi quantità di risultati di ricerca. Con l’introduzione dei redirect goto, però, riconoscere i siti presenti nei risultati potrebbe richiedere operazioni aggiuntive.
Questo potrebbe rendere la raccolta dei dati più complessa e richiedere aggiornamenti ai programmi utilizzati. È importante sottolineare che non tutti gli strumenti SEO funzionano nello stesso modo e che la modifica non comporta necessariamente problemi per tutte le piattaforme.
Inoltre, bisogna distinguere questi software dagli strumenti messi a disposizione direttamente da Google, come Google Search Console, che permette ai proprietari dei siti di controllare quante volte le proprie pagine compaiono nei risultati di ricerca e quanti clic ricevono.
I siti web rischiano di perdere visite?
Una delle domande più importanti per le aziende riguarda le possibili conseguenze sul traffico del proprio sito web. Se Google modifica il funzionamento dei link, significa che i siti rischiano di ricevere meno visite? Non necessariamente.
Il nuovo sistema cambia il percorso seguito da alcuni collegamenti, ma non significa che Google abbia modificato automaticamente la posizione dei siti nei risultati di ricerca.
Se un programma SEO dovesse segnalare improvvisamente un calo di visibilità , sarebbe opportuno verificare che il cambiamento corrisponda a una reale diminuzione delle visite. Un dato diverso dal solito, infatti, non indica sempre un problema del sito.
Cosa cambia per le aziende?
Per le aziende che utilizzano il sito web per promuovere prodotti e servizi, questa novità non richiede necessariamente interventi immediati. Non è necessario modificare gli indirizzi delle pagine o cambiare la struttura del sito a causa dei redirect goto.
Diventa però ancora più importante controllare i risultati della propria presenza online utilizzando strumenti affidabili e interpretando correttamente i dati.
Per esempio, Google Analytics può aiutare a capire quante persone visitano un sito e come si comportano durante la navigazione. Google Search Console, invece, permette di verificare con quali ricerche il sito viene trovato e quanti clic riceve dai risultati di Google.
Utilizzare queste informazioni insieme ai dati di altri strumenti SEO consente di avere una visione più completa dell’andamento del sito.
Google cambia continuamente: perché è importante restare aggiornati?
L’introduzione dei redirect goto è un esempio di come Google possa modificare il proprio funzionamento anche attraverso aggiornamenti poco visibili agli utenti.
Negli ultimi anni, le novità più discusse hanno riguardato soprattutto l’intelligenza artificiale e le nuove modalità con cui Google mostra le risposte alle ricerche. Tuttavia, anche cambiamenti tecnici come questo possono avere conseguenze per chi lavora nel mondo digitale.
Per le aziende, il punto non è conoscere nel dettaglio ogni modifica introdotta dal motore di ricerca, ma comprendere quali aggiornamenti possono influenzare la propria presenza online. La SEO, infatti, non consiste soltanto nel raggiungere le prime posizioni su Google. Significa anche monitorare i risultati, comprendere il comportamento degli utenti e migliorare nel tempo la capacità di un sito di attirare persone realmente interessate ai prodotti o ai servizi offerti.
La vera sfida per le aziende non è inseguire ogni aggiornamento di Google, ma imparare a leggere correttamente i risultati e capire quali cambiamenti hanno un impatto concreto sulla propria visibilità online.



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