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Il valore del CTR nell’epoca della tendenza zero clic

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Da ormai un anno a questa parte le abitudini di fruizione degli utenti che navigano attraverso la ricerca di query – quindi non stiamo parlando di navigazione diretta e/o interna a un sito specifico – stanno evolvendosi al punto di portare Google a trasformarsi da classico motore di ricerca a una sorta di “motore si risposta”. Sempre più spesso infatti, gli internauti non fanno clic sui risultati organici e si fermano sulla pagina di Google Search, soddisfatti delle risposte avute dalle varie feature o dagli annunci ads, alimentando quella che SEOzoom definisce tendenza zero clic. Inevitabile quindi chiedersi: è cambiato il valore di una posizione in Top10 delle SERP in termini di CTR-(Click-Through Rate)?

Ci aiutano a rispondere a questa domanda due ricerche, una di advancedwebranking.com e l’altra di backlinko.com, che hanno analizzato la situazione a livello di traffico globale internazionale che passa attraverso Google. Grazie a questo aggiornamento saremo, tra l’altro, in grado di leggere e interpretare ancora meglio le statistiche principali del nostro sito internet all’interno di Google Analytics.

Rapporto tra posizione in SERP e CTR

Grafico con il CTR delle SERP di Google

Questo primo grafico, realizzato da Advance Webmarketing, illustra come tutti gli sforzi di ottimizzazione on page devono essere concentrati non solo alla conquista della prima pagina, ma alla Top3, perché già uscire dal podio significa perdere visibilità e clic da Google.
Sommando i dati raccolti nel grafico, infatti, emerge come le prime 3 posizioni in SERP ottengano, da sole, il 60% dei clic di chi usa Google Search da desktop e il 54,4% di chi usa smartphone e affini. Essere nei risultati Top3, quindi, è più che fondamentale per ricevere traffico organico dal motore di ricerca.

Rapporto tra search intent e CTR

Grafico rapporto search intent CTR

Sarà importante poi anche tenere presente quanto emerge dal grafico che raccoglie il rapporto tra search intent e CTR, secondo il quale, come si può vedere, il peso della posizione si fa sentire soprattutto per ricerche dagli intenti non specifici, quelle in cui probabilmente gli utenti sono più propensi a lasciarsi guidare dagli algoritmi del motore di ricerca, mentre per gli intenti specifici gli utenti sono più attenti a scegliere tra le risposte fornite, pur restando sempre (e solo) al massimo nell’ambito della Top5 in SERP.

Il valore della prima posizione su Google

Di qualche mese successivo rispetto all’analisi di Advance Webmarketing, il report di Baclinko si è concentrato sull’analisi specifica del valore della prima posizione organica rispetto alle altre all’interno della SERP.

Rapporto tra CTR e ranking

L’esito dell’analisi, come è possibile ricavare dal grafico qui sopra, conferma quanto rilevato in precedenza, ovvero che il primo link blu nei risultati di ricerca organici di Google conquista in media il 31,7% dei clic da parte degli utenti. Il motivo, secondo SEOzoom, è da ricercarsi in una maggiore fiducia attribuita dagli utenti al primo link che viene offerto da Google, su cui si clicca quasi istintivamente, mentre già il secondo (che è appena qualche pixel sotto al precedente) subisce già un netto calo.

Sempre secondo Backlinko, la posizione numero 2 attrae in media 24,71 persone su cento, la terza 18,66, la quarta 13,60 e la quinta 9,51. Il dato diminuisce progressivamente fino ad arrivare al 3,09% della posizione numero 10, che è quella che chiude le classiche SERP di Google. In generale, quindi, lo studio ci rivela che i crolli di percentuali di clic si verificano a partire dalla quarta posizione e soprattutto dal quinto in giù, perché il CTR è relativamente piatto tra le posizioni 6 e 10
Estremamente significativa anche la rilevazione che soltanto lo 0,78% delle persone sfoglia le posizioni in seconda pagina sul motore di ricerca.

Il rapporto tra titoli e clic degli utenti

Estremamente interessante è anche, all’interno dell’analisi, il focus dedicato ai titoli, che mostra come  i tag title che contengono una domanda ottengono un CTR più elevato del 14,1% rispetto alle pagine con titoli non interrogativi.
Infine, lo studio consente anche di rispondere all’annosa questione sulla giusta lunghezza da usare per i title: secondo i dati, le pagine con titolo di lunghezza compresa tra i 15 e 40 caratteri hanno un CTR maggiore dell’8,6% rispetto a quelle che non rientrano in tale intervallo.

Tutto questo, a ben guardare, non fa altro che confermare anche l’importanza di curare moltissimo le meta descrizioni, aspetto già introdotto a seguito dell’aggiornamento Google Maccabees, in quanto sono elemento che può fare la differenza in termini di percentuale di clic. Le pagine con una meta descrizione, infatti, rivela sempre la ricerca di Backlinko, ottengono quasi il 6% di clic in più rispetto a quelle dove tale parametro è assente. Pur non influendo direttamente sul ranking, dunque, le meta description sono un fattore utile per la user experience, perché consentono al lettore di avere un’anteprima del contenuto che può leggere in pagina.

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