Tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio 2018 Google ha apportato un altro importante aggiornamento del proprio algoritmo (denominato Google Maccabees) con l’obiettivo di andare a colpire i siti che, per quasi tutta la loro interezza, sono formati da permutazioni di parole chiave, ovvero l’elenco di keyword su cui sono posizionati i siti, composte da luogo, servizio e derivate.

Un esempio? Una struttura ricettiva marittima che voglia posizionarsi con “hotel Sottomarina” che utilizza, accanto alla parola chiave principale, combinazioni come: Hotel mare Sottomarina,  mare Sottomarina hotel, Chioggia hotel Sottomarina, Sottomarina laguna hotel, ecc. Questo tipo di costruzioni forzate per formare frasi contenenti determinate parole chiave, ma che non hanno senso di esistere all’interno del testo, vengono individuati e penalizzati.

Un altro esempio di contenuti penalizzati può essere un sito contenete 3 articoli su: come sbarazzarsi delle formiche, come sbarazzarsi delle formiche in casa, come sbarazzarsi velocemente delle formiche in casa. Nella logica del nuovo aggiornamento un sito dovrà contenere un unico contenuto con tutte queste informazioni (coda lunga rispetto alla query principale) e non un contenuto per ogni ipotesi di ricerca.

Google Maccabees colpisce anche i siti strutturati come landing page iperottimizzate, create esclusivamente per il motore di ricerca. Da qui, spesso, gli utenti vengono poi reindirizzati verso un’altra pagina costruita apposta con tutte le informazioni necessarie. Costringere i navigatori ad accedere ad un livello più “profondo” non sarà mai una strategia apprezzata dal motore di ricerca.
Google favorirà sempre gli utenti, quindi premierà ciò che li aiuta a trovare in modo più semplice ciò che cercano e penalizzerà, invece, i trucchetti tecnici messi in atto per scalare posizioni. Migliorare la risposta della ricerca fatta dal pubblico significa più contatti, più lead e, di conseguenza, potenziali vendite.

Dunque, nella creazione della tua strategia, è sempre bene costruire strutture che aiutino l’utente nella sua ricerca e che creino valore, non cercare “scorciatoie” che nel lungo termine finiranno per penalizzarti.

Sul piano un po’ più “tecnico” occorre anche sottolineare che Google Maccabees introduce un’attenzione particolare da parte di Google nei confronti di tag title (o meta title) e meta description:

I meta tag sono ciò che fa risaltare il tuo sito nei risultati di ricerca o, in alcuni casi, fa l’esatto opposto. Il meta title ideale aumenta l’attenzione degli utenti, e la meta description stuzzica un utente abbastanza da farli entrare nel sito.

A seguito di questa modifica marginale dell’algoritmo, ora grande è l’attesa per un aggiornamento, questa volta annunciato con largo anticipo, che avrà luogo nel luglio 2018 e che Google stesso ha chiamato “The Speed Update“, un intervento che andrà a trasformare la velocità di caricamento dei siti mobile in un fattore di ranking.